- Igor Man (Igor Manlio Manzella)

Roma, 18 dic. (Apcom) - E' morto Igor Man, scrittore e giornalista: con lui

"è scomparso il testimone di un secolo, un giornalista di eccellenza, un grande inviato nella cronaca e nella storia di un mondo vissuto e conosciuto in profondità", dice in una nota il segretario della Fnsi Franco Siddi. "I fatti prima di tutto, raccontati con sapienza avendone prima penetrato tutti i risvolti, affinché chiunque, leggendo sul giornale, potesse avere accesso vero - conclude - anche alle vicende più complesse di geopolitica, di politica internazionale, di cronaca".

Igor Man era pseudonimo di Igor Manlio Manzella: il quotidiano La Stampa ricorda la figura di uno dei protagonisti del giornalismo italiano, tra le firme più prestigiose del quotidiano torinese. Man era nato a Catania il 9 ottobre 1922. Figlio di Titomanlio Manzella, esperto di politica estera, cominciè a lavorare a La Stampa nel 1963 sotto la direzione di Giulio de Benedetti. Studioso delle religioni e delle società, Man aveva una spiccata sensibilità e competenza per i temi riguardanti il mondo arabo ed islamico. Nel 2009 aveva ricevuto il Premio America della Fondazione Italia USA. Nella sua straordinaria carriera ha intervistato grandi personaggi, tra i quali spiccano i nomi di John Fitzgerald Kennedy, Nikita Khru¿ciov, Ernesto "Che" Guevara, Gheddafi, Khomeini, Yasser Arafat e Shimon Peres.

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Libero-news 19-12-2009

È morto ieri, a 87 anni, il giornalista Igor Manlio Manzella (nella foto), che scriveva sotto lo pseudonimo di Igor Man. Autore di molti volumi sul Medio Oriente e firma storica del quotidiano La Stampa di Torino - dove iniziò a lavorare nel 1963 sotto la direzione di Giulio de Benedetti - Man era nato a Catania il 9 ottobre del 1922.
Nella sua lunga carriera ha intervistato grandi personaggi, tra cui John Fitzgerald Kennedy, Nikita Khruscev, Ernesto Che Guevara, Muammar Gheddafi, Ruhollah Khomeini, Yasser Arafat e Shimon Peres.
La Federazione nazionale della Stampa lo ricorda come «studioso delle religioni e delle società», e gli attribuisce «una spiccata sensibilità e competenza per l’universo arabo e islamico».
Certamente non era un fautore dello scontro fra le civiltà. Continuava a credere nella possibilità di stabilire un dialogo fra Occidente e mondo musulmano, anche dopo la tragedia dell’11 settembre 2001. Il suo approccio di sostanziale equidistanza nei confronti della questione palestinese gli aveva tuttavia attirato le critiche di chi non giudica allo stesso modo gli atti di terrorismo compiuti da Hamas e la legittima difesa da parte dello Stato d’Israele, che Man aveva accusato poco meno di un anno fa di aver «seminato irriducibile odio» a Gaza.
Nonostante la dura repressione del regime iraniano nei confronti degli oppositori, il giornalista siciliano celebrava il trentennale della Rivoluzione fondamentalista sciita con una descrizione imparziale dell’ayatollah Khomeini: «La sua sfida agli ismi contemporanei ha costretto la Casa Bianca sulla difensiva, ha iniettato ideologia e dollari nella galassia islamica, turba i sonni dei leader arabi “moderati”. Ha fatto del turbante un inedito distributore di armi e di sogni». Eppure Man nel 2009 aveva ricevuto il Premio “America” della Fondazione Italia-Usa.
Constatando «la profondità del nostro comune sentire» il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in un messaggio di cordoglio alla famiglia di Man, scrive che «egli ha fortemente contribuito alla formazione di una ben informata e responsabile opinione pubblica sui grandi temi della politica internazionale e dell’evoluzione mondiale». Anche il presidente della Camera Gianfranco Fini, il presidente del Senato Renato Renato Schifani e Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, esprimono tristezza per la scomparsa del giornalista.

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