Alberto Arbasino

Biografia di Alberto Arbasino -(1930)

“Self-made man d’origini decadenti (nato a Voghera nel 1930, rinato a Roma nel 1957) con la tentazione di vivere ‘come se’. Cioè, come se abitassimo una società civilissima, illuminata e cosmopolita, di spiriti forti (ossia leggeri nel tratto, giacché incapaci di ‘gravitas’ sule stupidaggini, e restii a lacrimarsi addosso), e di lettori con interessi abbastanza vivi e profondi per il buongoverno senza secondi fini, le belle arti come atto gratuito, la musica come pensiero ed azione, la scrittura e lettura per diletto, la letteratura non serva o strumento di alcun ché, i viaggi di formazione e di istruzione, la conversazione col suo sense of humour, gli spettacoli di qualità, un po’ di rigore sempre dissimulato, ovvero non esibito full time ma solo dove è proprio indispensabile per la sincerità di base”.

Alla fine di cotanto scintillio, in che modo comporre la biografia di Alberto Arbasino (celebrato da due volumi dei Meridiani Mondadori, per l’esemplare curatela di Raffaele Manica )? Dopo ch’egli, in occasione d’un “Autodizionario degli scrittori italiani” (1989), ha licenziato le righe di cui sopra, ritratto dell’ autore/relatore schizzato come nessuno meglio potrebbe? A chi scrive, non rimane che indicar date, dare coordinate un poco scolastiche, rinviando annotazioni speriamo maggiormente congrue - e non troppo pleonastiche - all’esame delle opere principali.
Scrittore, giornalista e critico, il nostro si fa dapprima notare con "Le piccole vacanze" (1957) ed i racconti de "L’anonimo lombardo" (1959). Entra a far parte del Gruppo 63, ed è autore di romanzi ("Super-Eliogabalo", 1969; "La bella di Lodi", 1972; "Specchio delle mie brame", 1975), di saggi ("Certi romanzi", 1964; "Sessanta posizioni", 1971), di reportage ("Trans-Pacific Express", 1981; "Mekong", 1994), di interventi da polemista civile e politico ("In questo stato", 1978; "Un paese senza", 1980). Il suo testo più significativo resta però "Fratelli d’Italia" (1963), successivamente riscritto ed ampliato nel 1976 e nel 1993. Autore pure di poesie ("Matinée, 1983), Arbasino si è sovente occupato di teatro: da regista, vanno almeno ricordate una messa in scena della verdiana "Traviata" (1965) al Cairo, della "Carmen" di Bizet al Comunale di Bologna (1967). Pure, merita segnalazione la sua attività, ormai ultraquarantennale, di recensore di spettacoli teatrali e lirici: qualche volta raccolte in specifici volumi ("Grazie per le magnifiche rose", 1965; "La maleducazione teatrale", 1966), dette noterelle costituiscono testimonianza impagabile d’una rara cultura, filtrata attraverso un personalissimo, inconfondibile estro. In “Paesaggi italiani con zombi” (1998) lo scrittore si fa censore dell’Italia d’oggidì, e nel 2000 vince il premio P.E.N Italiano con “Le muse a Los Angeles”. Da segnalare, infine, "Rap!" (2001), ove sono riuniti suoi scritti apparsi sulle colonne de "L’Espresso" oltre che su varie altre testate, e “La vita bassa” (2008), puntute riflessioni sulla decadenza nostrana, vergate con la consueta eleganza. (Francesco Troiano)

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