Fortunata Dell'orzo

Fortunata Dell’orzo percorre le vie del mondo dal 24 settembre del 1953. I suoi genitori, Giovanni e Nicoletta Biavasco, erano una “coppia mista” (dati i tempi) che, conosciutisi alla festa di San Nicola del 1951, decisero di sposarsi, a Pompei, il 6 dicembre (e dunque sempre sotto l’egida di San Nicola) di quello stesso anno. Coppia mista perchè papà era nato a Palermo, il 15 agosto 1923, e mammà in via Vallisa al numero 6, nel cuore del cuore di Bari, il 14 febbraio del 1925.
Concepita in una casuccia a un piano nelle vicinanze, maleodoranti, della Stanic, nacque poi in via Bovio 134, all’ultimo piano senza ascensore, dove le biciclette si portavano a mano, gradino per gradino. Nacque di piedi con il cordone ombelicale stretto al collo, ma sopravvisse. Tre anni dopo, perfettamente a termine, nacque sua sorella, il 27 luglio del 1956. Una bimba vispa, allegra e solare che ricevette il nome di Fosca, non si è mai ben capito perchè. Il padre disse che aveva scelto un nome non di famiglia perchè si offendessero tutti e non scassassero i cabbasisi con auguri e complimenti.
Studi classici, poi scienze politiche. Inizia già dal 1972 a imbrattare fogli e pubblicare su strani ed effimeriperiodici di cui non ricorda neanche il nome. Poi nel 1974 arriva Bari Radio Uno, nel 1977 il suo grande amore, Pedro Miguel, con cui si sposa in Brasile il 22 agosto del 1979. Il 27 novembre del 1980 nasce il suo unico figlio Kalunga, unico benchè quattro anni dopo, dopo aver concepito una seconda volta, si vede strappare la piccola Maria Nicla da un aborto spontaneo, fra il quinto e il sesto mese di gravidanza.
Nel 1991 lavora con telebari, e diventa giornalista professionista.
Le piace scrivere e, dopo un’iniziale diffidenza, inizia una passionale e tumultuosa relazione con l’informatica, il computer e il web nella quale è ancora profondamente coinvolta. Suo il progetto editoriale di Barilive e adesso go-Bari. Molti amici, alcuni veramente cari, molti colleghi, pochi stimati davvero.
Se fatto come si deve, il giornalismo non ti fa fare carriera o ricchezze. Ma lei è convinta che si debba fare esclusivamente così.
Vuole essere cremata, possibilmente dopo la morte. Nel caso si possa ancora, quando sarà, i suoi organi sono a disposizione di chi ne ha bisogno. Il suo motto è: “chi ama la bellezza finisce per trovarne ovunque”.

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