Stelio Mattioni

Stelio Mattioni (Trieste, 9 settembre 1921 – Trieste, 16 settembre 1997) è stato uno scrittore italiano, fra i più noti nella Trieste degli ultimi decenni del XX secolo. A Mattioni è stata dedicata una delle biblioteche civiche della sua città.

Percorso umano e letterario

Si impiega giovanissimo nella raffineria di petrolio Aquila. Richiamato alle armi nel corso della seconda guerra mondiale, viene inviato prima in Jugoslavia (1941), poi in Africa, dove viene fatto prigioniero dagli inglesi e rinchiuso in un campo di concentramento. Al termine del conflitto, decorato con una croce di guerra, viene nuovamente assunto dall' azienda Aquila (1946), dove rimarrà fino al termine della propria vita lavorativa, prima come impiegato, poi con funzioni dirigenziali. Nel 1956 pubblica, con l'editore Schwarz di Milano, una raccolta di poesie, La città perduta, e inizia a frequentare il mondo letterario della sua città, all'epoca ricco di fermenti vitali e di personalità prestigiose, fra cui Umberto Saba, Pier Antonio Quarantotti Gambini, Giani Stuparich e Virgilio Giotti. Non troppo soddisfatto delle proprie creazioni poetiche, che pur suscitano l'interesse e l'apprezzamento di Anita Pittoni, Boby Blazen e di altri intellettuali triestini, decide di imboccare la strada della narrativa.

Gli anni della maturità espressiva.

Nel 1962 vince il premio Settembrini-Mestre con un libro di racconti, Il sosia, pubblicato da Einaudi. Seguiranno una serie di romanzi, tutti editi dalla casa editrice Adelphi, primo fra tutti Il re ne comanda una (1968), che si inserisce fra i primi cinque finalisti per il Premio Selezione Campiello, poi Palla avvelenata (1971), Vita col mare (1973), La stanza dei rifiuti (1976) e Il richiamo di Alma (1980). Anche con quest'ultima creazione Mattioni concorre al Premio Selezione Campiello arrivando in finale.
Collabora all'epoca anche con la RAI (per cui scriverà un dramma radiofonico, Il gallo canta a tutte le ore) e diviene uno degli animatori del Circolo della Cultura e delle Arti della sua città. Allo scrittore verrà affidata in quegli anni dal Comune di Trieste l'organizzazione di molti eventi di prestigio fra cui le commemorazioni per il cinquantesimo anniversario della morte di Italo Svevo (1978) e quelle per il centenario della nascita di Umberto Saba (1983).

Negli anni ottanta e novanta pubblica altri romanzi, fra cui Il corpo (1985) e Sisina e il lupo (1993). Apprezzatissimo dalla critica è il saggio Storia di Umberto Saba, edito da Camunia (1989), di grande valore documentale per le numerose e intreressanti testimonianze di prima mano raccolte da Mattioni e fornite dai molti amici e familiari, ancora in vita, legati al poeta. La sua ultima fatica letteraria, Tululù, uscita postuma nel 2002, chiude degnamente la vicenda umana e letteraria dello scrittore triestino.

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