Francesco Spizzico



Francesco Spizzico, nato a Bari il 10 luglio 1910, esordì come pittore a 33 anni, nel maggio del 1943, alla decima Mostra del Sindacato Interprovinciale Fascista di Belle Arti di Puglia presso il Castello Svevo di Bari.
Primo figlio maschio di una famiglia numerosa, dovette presto abbandonare la scuola per lavorare. Così “Ciccio” andò a bottega dallo zio Nicola Rega, affermato ed esperto decoratore e “pittore di stanze” di Bari; il suo fu il classico esordio da cui uscirono molti dei pittori pugliesi del tempo.
Cominciò così, assieme al fratello minore Raffaele, la sua attività artistica, lasciando il pennello da imbianchino per prendere il cavalletto, fuori dalle ore di lavoro, e andar per campagne o per le strade di Bari vecchia a dipingere en plein air.
Per gli artisti baresi, gli anni dell’occupazione alleata furono densi di espedienti per sopravvivere ma anche anni di eccitanti nuove esperienze e di incontri.
Nel 1933 i fratelli Spizzico si erano messi in proprio aprendo una bottega in Piazza del Ferrarese, in quei locali offrirono gli spazi utili ad ospitare una piccola galleria e la sede della “Libera Associazione tra Artisti Pugliesi”.
Tra il 1944 e il 1959, in via Putignani 90, nel retrobottega del bar Scaturchio, in un sottano, si incontrarono le menti più vivaci della cultura barese.
Da questi incontri nacque una nuova, sorprendente audace pittura di Francesco: nature morte dagli aggressivi gialli e rossi fauve, con tensioni quasi espressioniste; vedute di Bari vecchia in liquefatte vibrazioni di azzurri o disciolte come in una pasta molle monocroma, dai toni terrosi o verdastri. Teste di ragazzi rese plastiche dai tocchi serrati e brevi quasi “cezanniani” ma con una concitazione che ricorda Van Gogh.
Il critico romano Michele Biancale lo definì “immune da ogni provincialismo, il più attento e sveglio dei giovani artisti baresi […] credo che giungerà ad uno stile che sin d’ora possiamo prevedere come espressionismo barocco”.
L’evoluzione pittorica mutò stile e soggetti assieme all’evolversi delle vicende storiche e sociali dei suoi tempi, passando dalla figurazione della modernità domestica degli anni Sessanta alla drammaticità di oggetti e animali quasi mostruosi che incarnavano la crisi economica degli anni Settanta.
Negli anni 80, gli ultimi della sua vita passati su una sedia a rotelle, Francesco dipinse la vita “del pianerottolo”, concentrandosi sugli oggetti a lui circostanti, quasi in forma morbosa, come se volesse sdrammatizzare quella malattia che gli succhiò corpo e voce, ma mai l’energia vibrante dei suoi dipinti.
Si spense a Bari il 10 ottobre 1981.

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